SPINNING OUT

SPINNING OUT

Oltre quali limiti?

Spinning out è una serie tv che tocca diverse questioni di psicoanalisi intrecciate tra loro. Kat Baker, protagonista, è una pattinatrice di alto livello che ha dovuto fermarsi alcuni mesi per un infortunio. Tuttavia, le rimane la possibilità di gareggiare in coppia per poter coronare il suo sogno olimpico.

Fin qui, non ci sarebbe nulla di male: sembrerebbe essere una ragazza ambiziosa, piena di talento e di passione per il pattinaggio, con poche o nulle distrazioni. Sollevando questa pellicola patinosa di apparente normalità, scoprendo il contesto famigliare e il motivo per il quale Kat è diventata ciò che è, gli interrogativi si fanno sempre più pressanti. E lo sono non solo per gli spettatori, ma anche per Kat, come in un gioco di specchi in cui l’immagine di noi che ci viene rimandata dagli altri da glorioso gioiello comincia a sgretolarsi dai segni dell’usura ponendoci domande più profonde e donandoci maggiore consapevolezza. È come se per tanto tempo Kat avesse continuato a pattinare senza mai fermarsi e solo una caduta reale le potesse chiedere: tu chi sei? Cosa vuoi? Infatti, guardando il contesto famigliare, si può presto scoprire che Kat è stata indotta a pattinare perché sua madre era una pattinatrice che ha dovuto rinunciare alla propria carriera a causa della figlia. Succede spesso, che genitori insoddisfatti della propria vita investano narcisisticamente i figli affinchè realizzino sogni che loro non hanno potuto raggiungere. E, d’altro canto, succede spesso, soprattutto in analisi, che un adolescente e, nei casi più critici, un uomo si renda conto di essere stato solamente la luce di un fuoco, di un desiderio non suo.

Così, Kat si chiede: cosa voglio io veramente? Ha difficoltà a rispondere, non sa dire chi è senza il pattinaggio perché non ha fatto altro che pattinare. La sua identità professionale si è legata molto forte all’azione compiuta. Questo può essere un bene in un lavoro perché ci consente di svolgerlo in modo spontaneo e di poter essere flessibili a seconda di ostacoli e circostanze. Tuttavia, questo legame viscerale tra ruolo e identità può essere problematico quando non permette di vivere altri ruoli (sia lavorativi che affettivi-relazionali), ma soprattutto quando il soggetto si rende conto di non essere ciò che il o i genitori hanno voluto che fosse. Cosa sarebbe diventata Kat senza le aspettative pressanti della madre per il pattinaggio? Cos’avrebbe scelto senza questa obbligata incanalatura? Magari avrebbe studiato medicina o astrofisica, oppure avrebbe dato maggior spazio alla famiglia. Vi è anche un lato oscuro in tutto questo: avrebbe anche potuto non far niente, passare da una cosa all’altra, non avere una propria direzione, un oggetto a cui legarsi. Questo è il destino di sempre più numerosi adolescenti, chiamati Neet, Not Employed or Engaged in training, che non studiano e non lavorano. Giovani in cui nulla risulta, almeno per un breve periodo, avvolto da un alone di affascinante mistero.

Tornando a Kat, per quanto riguarda i rapporti sentimentali, lei ha difficoltà, non riesce a fidarsi perché si identifica con la figura materna che è stata lasciata dal marito. Kat è, per così dire, evitante e si allontana quando deve scendere ad un livello più profondo. Questo limite si ripercuote anche nel legame di coppia nel pattinaggio. La sua smania di ambizione la porta a mettersi in discussione a partire da quello che potrebbe rappresentare un intoppo nella carriera, se non viene risolto ed affrontato.

È curioso che Kat passi per proprio per due metodi di discipline diverse che io stessa ho studiato: il metodo Meisner per la recitazione e la psicoanalisi.

Con il metodo Meisner, spera di liberare le proprie paure e di essere più spontanea con l’altro. Con questa prima fase del metodo, che consiste nel ripetere all’altro ciò che mi dice, a livelli sempre più profondi, Kat non sente, non prova nulla e ripete annoiata ciò che il compagno pattinatore le dice. Così, decide di andarsene arrabbiata.

Successivamente, in un gruppo di psicoterapia, una dott.ssa le spiega che i condizionamenti che ha avuto da bambina non le devono impedire di avere rapporti profondi con gli altri. Questo la spinge a ricominciare frequentazioni.

Questo non significa che la psicoterapia funziona sempre e che il metodo Meisner sia inutile. Anzi, ho conosciuto persone che con la psicoterapia non hanno ottenuto nulla mentre il metodo Meisner ha giovato loro molto.

A mio dire, come avrete capito da tutta l’architettura di questo sito internet e delle dirette, l’anima della psicoanalisi deve avvicinarsi sempre di più all’anima della recitazione e dovrebbero potenziarsi vicendevolmente.

È curioso che Kat ritrovi il suo stesso problema sia nella vita sentimentale che in quella professionale: infatti, spesso, il soggetto applica inconsapevolmente o suo malgrado dei pattern, degli schemi rigidi nei diversi contesti in cui vive. La somiglianza può essere palese, mentre certe volte ha bisogno di essere un po’ rimaneggiata per essere mostrata al paziente. Kat riesce ad andare oltre, a rompere lo schema, la prigione affettiva, o per meglio dire anaffettiva, in cui si trovava per raggiungere qualcosa di nuovo e avvolto dai colori e dai sapori della vita, delle emozioni e dei sentimenti. Questo andare oltre, purtroppo lo ritroviamo anche dal punto di vista Reale: sia Kat che la sua amica Cinese tentano di andare al di là dei propri limiti e problemi fisici fino a che l’amica Cinese si rompe il bacino e non può più pattinare. È obbligata a ripensare la sua vita senza il pattinaggio: fino a quel momento, la sua vita e, anche in questo caso, la sua identità. Al giorno d’oggi, molte persone, dagli adolescenti agli adulti, cercano sempre di fare qualcosa in più grazie all’utilizzo di sostanze stimolanti. Smart drugs e ritalin per studiare, cocaina per lavorare, qualunque altro intruglio per essere sempre sul pezzo, esplosivi. Si va in una direzione in cui non ci sono più limiti (mentali, sentimentali, fisici), che devono essere oltrepassati a costo di tutto, a volte anche della vita stessa.

Susanna Premate

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