COSA CURA?

COSA CURA?

Interpretazioni e modi per dirle

Recentemente, è stato tradotto in Italiano il convegno del noto psicoanalista Francese Jean-Paul Hiltenbrand. Il titolo del volume è La dinamica della cura, il sottotitolo Pulsione, rimozione, ripetizione. Vorrei dare una breve definizione di questi tre concetti psicoanalitici, per poi approfondire i recenti sviluppi del modo di curare.
La pulsione è una spinta inconscia che non ci permette di fermarci davanti a qualcosa che, razionalmente, riteniamo pericoloso o dannoso. Ad esempio, in un’abbuffata compulsiva, il soggetto sa che le conseguenze saranno dannose, ma non riesce a fermarsi. Anche con droga, alcol ed altri oggetti di dipendenza accade ciò. Questo è proprio il motivo per cui può essere utile rivolgersi ad uno specialista dell’inconscio. Diventare consapevoli di ciò che sta sotto queste dipendenze permette di vivere una vita degna e costruttiva.
La rimozione è un’azione che opera la parte conscia della mente per farci soffrire meno e nasconderci qualcosa che temiamo o non accettiamo. Di solito, questa difesa ha un tempo limitato. Quando non riesce più nel suo intento, si fa sentire attraverso sintomi, solo apparentemente inspiegabili.
Della ripetizione, ne abbiamo già parlato in articoli precedenti. É un concetto-chiave che apre molte porte enigmatiche, questioni della vita quotidiana. Per quasi ogni dinamica o accadimento relazionale, possiamo chiederci: “Che cosa sto ripetendo del mio passato? Perchè ho bisogno di questo godimento? Perchè non posso, invece, accedere al mio vero desiderio?”.
Ma come curare tutto questo?
Inizialmente, veniva utilizzata l’ipnosi, abbandonata perchè utile a pochi. Inoltre, lo psicologo influenzava troppo il paziente con la propria personalità. Ricordi che venivano alla mente, soprattutto di abuso sessuale, erano, in realtà, falsi.
Successivamente, si è passati all’utilizzo delle interpretazioni: spiegazioni razionali di sintomi e funzionamenti dannosi del soggetto. Alcune volte funzionano, altre no. Infatti, comprendere razionalmente i motivi dei propri comportamenti può lasciare il soggetto intrappolato, emotivamente, in essi. Inoltre, queste interpretazioni, prima solo appartenenti al mondo professionale psicologico, si sono diffuse a livello di cultura generale, perdendo così la propria portata.
Per questi motivi, i clinici sono passati al semi-dire queste interpretazioni, individuando e cercando di trasformare le divisioni inconsce del soggetto.
Inizialmente, i silenzi avevano significato per il paziente. Al contrario, da qualche tempo, lasciano disorientato il soggetto senza che questo disorientamento e mancanza di coordinate possa aiutarlo nell’elaborazione di un discorso e piano di vita soggettivo.
Una frase di Hiltenbrand, che mi colpisce particolarmente, è “Non possiamo mai sapere se ha effetto il contenuto di un’interpretazione o la tonalità con cui viene detta”. Questo significa che, oltre ad ascoltare le parole di un paziente, è importante fare attenzione anche ai modi in cui si esprime per esprimerci con contenuti e modalità a lui utili. Questa frase per me è molto importante, in quanto stimolo di una ricerca personale. Riunisce la psicoanalisi ed il teatro, discipline che sto approfondendo. Infatti, vi sono in queste due discipline punti in comune e altri, apparentemente o realmente, opposti. Per quanto riguarda il linguaggio, la psicoanalisi è più orientata ad approfondire determinate parole-chiave (dette ‘significanti’) del discorso del soggetto, per ampliarlo. Le parole sono fondamentali perchè l’inconscio è strutturato come un linguaggio. Al contrario, per la recitazione, il testo è un pretesto. Molte volte possiamo ritrovarci a constatare che un film è ben riuscito a causa della bravura degli attori e non della trama. Altre volte, può capitare anche di constatare che una trama ben articolata ed avvincente non ha avuto il successo che meritava a causa di interpretazioni poco convincenti o anche solo di personaggi, insieme, poco convincenti. Questo interrogativo mi sembra fondamentale perchè anche nella vita abbiamo a che fare con questi incontri. A mio avviso, il testo non dev’essere un pretesto, ma dev’essere inscenato come se lo fosse. In altre parole, modi e contenuti di un discorso devono essere entrambi di prioritaria importanza. L’innamoramento stesso è l’insieme di qualcosa che attrae sia emotivamente che mentalmente, altrimenti sarebbe infatuazione. Potenzialmente, a livello emotivo, ogni sguardo mi può muovere, ma quale sguardo, tra tutti quelli che mi si presentano, può orientare la mia vita ancorandola per un periodo sufficientemente lungo ad un progetto di vita? Quale lavoro? Quali amicizie? Quali passatempi? Quali luoghi? Qual’è e cos’è lo specifico che ci governa, muove, smuove e orienta?

Susanna Premate